venerdì 7 agosto 2015

Modi di dire alla petrellana. Di Gerardo Rosci



A Casteglio ci stao le pronche, fao le feste longhe longhe; co patate e facioitti, fao le feste i Castellitti
Filastrocca scherzosa e campanilistica nei confronti
degli abitanti di Castellaffiume: A Castellafiume ci sono le prugne e fanno le feste molto lunghe; i Castellitti fanno le feste con patate e fagilini
A cuo mpuzùni
Piegato in avanti con il sedere in fuori
A’ da bussà co ji peti
Devi bussare con i piedi (perchè le mani dovranno essere impegnate  dai regali che stai portando).
Addimà è la Cannelora, tutti i préti vao alla mola, co ‘no pézzo de cannela, tutta la chìrica ci sse pela!
Domani è la Candelora, tutti i preti vanno al mulino con un pezzo di candela e gli si brucia tutta la chierica
A ti non te cc’è piovuto ‘n cuo!
A te la pioggia non ti è arrivata fino al sedere! Lo dicevano i vecchi che avevano sopportato gli enormi disagi della vita dei mulattieri o dei pastori di un tempo, rivolgendosi ai ragazzi che si lamentavano delle piccole difficoltà che incontravano.
A ti  te refeta  pure  la  jatta
A te fa le uova anche  la gatta; hai una fortuna sfacciata.
A ti te sse nne refùe!!
È’ una cosa che non va bene per te; è troppo bella per te, per tanto cercherà di fuggire via da te. E’ un’espressione
 tipica della geniale inventiva cappadociana, simile a: ci po sta bene la campana a jo pórco?
A ti te sse po’ comprà chi ‘n te conosce
Ti può dare fiducia chi non ti conosce
Acqua  e  foco  Dio  ci  dia  loco.
Acqua  e  fuoco, che  Dio  li controlli 
Alla Rocca ci piove e ci fiocca e de bon témpo ci tira vénto
Riferito a Roccacerro
Aseno  vécchio!
Asino vecchio! Si dice ad un ragazzo grande che giuoca o si mette a competere con  bambini più piccoli di lui. Ragazzo che fa cose da bambino.
Beglio della mamma sé!
Bello di mamma sua!
Bona fé! (voc.)
Eih, buona donna!
Bono cristià! (voc.)
Eih, buon uomo!
Boscìa  m’ao  fatto  e  boscìa te refaccio.
Bugia mi hanno detto e bugia ti ridico; riferisco quanto mi è stato detto.
Cappadociani e pàssari, addó i ‘ncuntri spàraci e làssai. (Assolutamente senza offesa per gli amici cappadociani)
Cappadociani e passeri, quando li incontri sparali
e lasciali là.La rivalità tra i petrellani ed i cappadociani è stata sempre molto forte; quando gruppi di ragazzi  dei due paesi si incontravano, spesso finivano con il prendersi a sassate lanciandosi reciproche pesanti battute.
Che ‘on lo pozza provà nnisciuno!
Che non lo possa provare nessuno; non lo auguro a nessuno!
Che te ngènne!?
Che ti fa male? ( Che c'è? Che ti serve?…)
Chi s’è  scoscìto ?
Chi ha  scoreggiato ? (facendo il rumore di una scucitura)
Chi tè tanti quatrini sempre conta, chi tè la moglie bbèlla sempre cànta.
Che cosa è meglio? Contare i soldi o avere l’amore?

Ci nne de’    no  sacco   e  na  sporta.

Gliene  diete   proprio   tante

Ci pò sta bene la campana a jo  porco ?
Come può ben figurare una campana al collo di un maiale? Non si puo’  far  indossare  una  cosa  fine e  bella
 a  un  buzzurro.
Ci sse nne revenerìa da mète.
 Abbandonerebbe la mietitura ( per poter gustare
qualcosa che desidera ardentemente). Abbandonare la mietitura era una cosa grave.
Cielo a pecorélle, acqua a  callarelle.
Cielo a pecorelle acqua a catinelle
Ci nne  so di’tte  quattro.
Gliene ho dette quattro; l’ho rimproverato a brutto muso.
Cinquantaquattro se dispera, cinquantacinue ammazza la primiera
Un sette, un sei ed un asso dello stesso seme (punteggio di 55) battono qualsiasi primiera nell’omonimo giuoco delle carte.
Comm’è j’aseno ci vò jo mmasto
Ad ogni asino va fatto un basto su misura;   ad ognuno ad ognuno si da quello che più gli si addice.
Co ‘na scarpa e ‘na ciavatta
Ridotto male; con una scarpa ed una ciabatta
Co quesso 'n ci sse va alla mola!
Quelle cose non sono sufficienti; Letterale: con codesta cosa (quel poco grano che hai) non si può andare al mulino.
Co ‘sto scuro ‘n ci se scèrne manco a biastimà
Con questo buio non ci si vede neppure a bestemmiare (non si vede nulla)
Cucule a pennareglio, a quant'anni metto j'aneglio? Cucule a penna d'oro, fra quant'anni I me moro?
La risposta la dava il cuculo … con il numero dei cuccù.
Damme pète!
Tienimi il piede per salire a cavallo
È fatto co' la ronca /co l’accetta
E' fatto con la roncola/ con l'accetta. / E' una persona greve. Malfatta
E’ meglio i alla macchia quando piove, che gioca a briscola e fà cinquantanove.
E’ meglio andare al bosco mentre piove, che fare cinquantanove punti a briscola (con 60 si pareggia)
E’ no pezzo  ch’e’  scito jo sole!
Sbrighiamoci, diamoci una mossa! E’tardi!
Fa piglià aji fùrmini (appicciàti)
Mettere in fuga precipitosa con grande fracasso. Mettere in forte agitazione
Fa’  téra pe ji cici
Morire (concimando la terra per i ceci)
Facéteccinne una pe’tùna
Fatevene una per ciascuno
Fatte  jo’   pórco!
Comprati  il maiale  (anziche’ il cane ), perché ti da da mangiare.
Fàttello fa sive
Non fare stupidaggini; non fare sforzi inutili di modo che
l’energia risparmiata si trasformi in sego (grasso); fai la
persona seria.  Il significato della frase deriva dal fatto
che chi sta calmo, senza agitarsi troppo ed inutilmente,
risparmia energie e, di conseguenza ingrassa, cioè fa
trasformare l’energia in sego (sive), cosa positiva in
passato, in quanto una persona grassa dava l’idea della
sana e robusta costituzione.


Fiocca fiocca a jo mont' 'e lla Rocca, loco se stenga e ecco non vénga
Fiocca al monte di Roccacerro, la neve resti là e non venga da noi.
Ha appiccato jo cappeglio
Ha sposato una donna  ricca.
I pe’ Santi alla Ches’ e Casteglio
(Andare a cercare Santi nella Chiesa di Castellaffiume ) = cercare qualcosa nel posto sbagliato, come se si volesse chiedere l’elemosina ad un mendicante.

I te conoscio da qund’iri piro.

Ti conosco da quando eri un albero di pere. Tu sei una persona che non fa favori! Sei un santo che non fa miracoli. Frase ispirata dall'aneddoto sul Santo la cui statua era stata scolpita dal legno di un pero che non aveva mai dato frutti.

I te dicio basciame e tu me rigni i dénti

Io ti dico baciami e tu invece mi digrigni i denti. Io cerco di essere gentile con te ma tu mi risponfi sgarbatamente.

Isci bella Catarinella, ché te faccio la pappa alle cerevèlla
Vieni fuori bella Caterinella che ti spacco la testa. Questa cantilena la  recitava il ragazzino, armato di mazzafionda, quando aspettava che una lucertola uscisse dal buco di un muro.
J'amich' e lle pera
L'amico delle pere (l'individuo in questione).
J’ao metecato
Glie le hanno suonate
J'ha recazato da capo a pète
Glene ha dette di tutti i colori
Jo' cafone 'e lla montagna che sse mbriaca alla vennegna.
Nel periodo della vendemmia molti mulattieri andavano a lavorare nelle zone vinicole per trasportare l'uva dai vigneti alle cantine. Quella era, di conseguenza, una continua occasione di ubriacature.
Jo calle s’è arancato a forza de strillà.
Il gallo s’è spossato a forza di cantare a squarciagola. Rivolto a chi non si decide ad alzarsi dal letto
Jo diavolo che te sse ncòlla!
Il diavolo che ti porta via!
La c rapa se figlia e jo zappo se lamenta.
La capra partorice ed il becco si lagna = La gallina fa l’uovo ed il gallo si lamenta.
La merla quanno fiocca sotto l’ edera se nne va, va jo turdo e la nciafrocca pòra merla comme fa?!
Quando nevica, la merla se ne va sotto l’edera, ma arriva  il tordo che cerca d’ aggredirla, povera merla come fara’ ..
La tera alla via de contra e la casa a jo caùto
Avere un terreno alla Via de Contra ed una casa al Cauto erano le cose più scomode a Petrella
La vacca fa la casa, jo bove le fonnamènta, jo po'rco c'entra e èsce, pe via de feramènta
La vacca fa la casa (tomaia), il bue le fondamenta (la suola), il maiale( la cui setola veniva usata come punta dello spago), vi entra ed esce attraverso i fori fatti dal metallo della lesina.
Questa specie di indovinello me lo diceva Giorgio il calzolaio quando, da bambino, mi sedevo presso la sua botteguccia e lo guardavo mentre confezionava quei begli scarponi di allora, con  le “bollette” sotto la suola.
Lo tróppo è tróppo tutto
Quando è troppo, è troppo!
Mo te mèteco bene bè
Ora te le suono di santa ragione!
Ma  comme te sse vede  Rocco!
Stai facendo delle stupidaggini; qualcuno te lo dovrebbe impedire
Ma che té la tacca !?
Ma quanto bevi?! Hai un taglio (una tacca)  nella pancia?
Ma che te si cecato, non ci scirni?!
Ma sei cieco, non ci vedi?!
Ma mó quésso  lo comm è!?
Ma che cavolo sta succedendo!? che modi sono codesti?!
Ma ‘n   te lla  poteristi  scialà!? 
Pensane un’altra migliore! Non potresti fare qualcosa di meglio?!
Ma vatte a jètta
Ma vai  a farti benedire
Maria belógna fa la cazetta lónga lónga
Maria Belogna è il nome petrellano di una farfalla (nome scientifico Amata Fhegea) dal volo lento e rettilineo. Il battito d’ali molto rapido dava l’idea dello sferruzzare di chi fa la calza.
Mbè ‘n te llo dicio I?!
Ma, dico io! È roba da matti! Ma guarda tu che roba!
Mbè quesso è lo bóno!
Beh, meno male; buon per te; ringraziamo Dio, ecc..
Mbè quesso non se sùmma
Beh, codesta cosa non si può sopportare
Mbè sò le scene!
È roba da matti! Cose da non credere!
Ména cóppi!
Dagli giù botte!
Me nne tè fantascia
Ne ho voglia
Me ne vedo bene
Ne approfitto senza ritegno
Me pare de sta a jo Camp’ ella Piètra
Si dice, scherzando, quando si sta tra persone male in arnese od incidentate. Campo della Pietra è una località dei monti Simbruini sulla strada per il Santuario della S.S. Trinità, dove, nel periodo del pellegrinaggio,  si incontravano moltissimi  invalidi che domandavano l’elemosina.
Te puzzi sfiatà!
Che tu possa perdere il fiato, la voce. Si dice rivolgendosi a qualcuno che strilla troppo
Me s’è  fatta ‘na mela  alla  cazetta
Mi si  è fatto un  buco  nel tallone del  calzino
Me sse fa mill’anni
Non vedo l’ora
Me ss’è messa ‘na pizza ‘n pétto
Ho una pena terribile; ho un fortissimo timore.
-Me tè fame!
-Tira la coda a jo cane che te caca tre   pagnotte: una cruda e du cotte!
-Ho fame
-Tira la coda al cane che ti fa tre pagnotte, una cruda e due cotte. Questa era la risposta che spesso le madri davano ai figli che con troppa insistenza chiedevano da mangiare fuori orario
Me vè lo sfiatà
Mi manca il fiato; sto provando  un’ansia fortissima.
Me fa venì lo sfiatà
Mi asfissia; è di una noia mortale.
Me nne  so  fatta  ‘na  petterata 
Ho messo la roba anche  dentro la    maglietta o la camicia,  oltre  che nelle  tasche. Soprattutto refurtiva di scorribande nei frutteti. 
Me tte   vojo   appicca’   a ‘na recchia
(Ironico) Mi ti voglio appendere ad un orecchio, tanto mi piaci;  non ti voglio assolutamente.
Mette jo prézzo alle saràghe
Fare un lavoro completamente inutile o poco importante o non richiesto, dando ad intendere che sia un lavoro di alto concetto.
Mo ci sse sona!
Adesso cade! ci ss’è sonato = è andato a finire per terra. L’espressione vuole evidenziare il rumore (suono) di chi cade in terra.
Mo fàttella nzalata!
Ora la puoi gettare, non serve più a nulla; letteralmente: condiscitela come un’insalata.
Mo te sdemetto!
Ora ti distruggo
Mucco brutto!
Faccia brutta!
Mucco de pippa!
Faccia da schiaffi!
Murite sciapo ch’è ‘no pezz ‘e campi!
Letteralmente: muori scemo, chè è da un pezzo che campi.
Smettila di fare lo scemo.
‘Na lena non fa foco; du ne fao poco; trè ‘no focareglio; quattro ‘no foco beglio.
Una legna non fa fuoco; due ne fanno poco: tre un focherello; quattro un foco bello.
Ncalecà i passùni
Conficcare in terra i paletti (fare sesso)
No  furc’  ‘e  róbba
Una persona molto  piccola ( il furco è l’apertura del pollice e dell’indice usati come misura di lunghezza, inferiore al palmo)
‘No poro scallaletto!
Un uomo senza autorità in famiglia e nei confronti della moglie.
Non ci vorìa èsse manco camiscia
(Con quella persona) non vorrei averci nessuna, benché minima, relazione.
Non  sa né de mi né  de ti
Non sa né di me né di te; non sa di niente,  non ha sapore.
Non fa lo sciapo!
Non fare l’insulso, lo sciocco!
Non lo fa che te llo recacciano!
Non fare (il cretino) chè te lo affibbiano come soprannome!
Non sente manco jo tron’ ‘e marzo.
Ha il sonno duro e non sente neppure i tuoni di marzo.
Non sputa mai!
Si dice di chi non la smette mai di parlare.
Non te pozzo summà
Non riesco a sopportarti
Pezzà jo pórco
Dividere in pezzi il maiale per fare prosciutti, salsicce ecc.
Pii rusci e cani pezzati, ammazzaji appena nati.
Diffida delle persone diverse da tutti gli altri.
- Piove e maletempo fa
alle case ‘e j’atri è lo brutto sta!
-          Ma I póco me nne curo
se te coce la pizza sotto jo cuo.
Un aneddoto racconta che in una sera rigida e piovosa, un ospite inatteso bussò a casa di una famiglia che aveva appena tirato fuori da sotto la cenere una pizza di polenta che doveva servira come cena della famiglia. Nel timore di dovela dividere con l’ospite, la padrona, rapidamente se la mise sotto il sedere come fosse un cuscino della sedia. Poiché la pizza era bollente  e l’ospite non accennava ad andarsene via, la padrona, guardando fuori della finestra commentava:
” Piove e male témpo fa, a casa d’atri è brutto stà”
L’ospite che aveva mangiato la foglia, e avrebbe voluto mangiare anche un po’ di pizza, rispose:
“Ma I póco me nne curo se te coce la pizza sotto jo cuo”
Quando la recàcci  la crapa  daj’ órto !?
Quanto ti ci vuole  per risolvere una cosa ? Sei lento ed indeciso.
Quésso se llo recapano i cani!
Sono cose di poca importanza su cui non vale la pena soffermarsi;
Quisso  sa remette    pure     j ’ occhi   a ji  puci
Costui   sa rifare gli occhi alle pulci; sa fare proprio  tutto.
Quisso è  uno fregna!
Costui è uno con le palle!
Recaccià la crapa daj’órto
Risolvere una situazione anche se complicata.
Reccolle le deta (de uno)
Raccogliere (capire in anticipo) le dita che aprirà un avversario nel giuoco della morra.
Remette le lena
Sistemare, accatastare la legna per la  provvista annuale; fare provvista di legna.
Repartì co le campane agli sacchi.
Si dice di mulattieri che  hanno avuto una pessima stagione lavorativa;  che non hanno guadagnato, anzi, hanno dovuto fare debiti, vendendosi magari qualche mulo, conservandone in un sacco la campana che aveva al collo.
Resùrvila!
Muoviti! Sbrigati, datti da fare!
Rosso  e  paccuto
Grande ma grezzo, rozzo e buono a nulla
Saccio 'no nido de grillitéglio, co du ova e 'no stangaréglio
Conosco un nido di scricciolo con due uova ed un bastoncino (riferimento ai genitali dei bambini). Era un modo schezoso, da parte degli adulti, di solleticare i bambini.
Scàscia che te rencàscio!
Non fare complimenti, mangia pure il formaggio sulla polenta, ché te ne rimetto altro.
Se beveria pure le doghe chiorte.
Berrebbe persino quello che si ottiene strizzando le doghe della botte
S’e misso tutto in chiccheri e piattini
S'è  rivestito a festa
Se t’acchiappo te pisto bene bè
Se ti prendo te le do di santa ragione.
Se te donco ‘no schiaffo te rammòro.
Se ti do uno schiaffo ti smorzo, ti distruggo
Se te ngennesse non lo faristi
Se (la  tua stupidità ) ti procurassero dolore, non faresti quello che stai facendo
Sfiàtate!
Che possa perdere il fiato ( si dice a chi sta gridando troppo).
Hao fatto   lo   pangrattato
 Si sono fidanzati, hanno fatto un affare
Si   fatto  a  polisce
Ti  sei  preso  tutto  quanto; non hai lasciato nulla.
Si   fatto  ravanza’   i  pezzi
Hai   fatto  avanzare  alcuni   pezzi (non l'hai saputo rimontare)
So girato torno torno, lo rane mi è tutto mónno
Ho zappettato tutto intorno al campo… e il mio grano è tutto mondato; si dice riferendosi a chi fa un lavoro con molta approssimazione, come chi scopa manda la spazzatura sotto il tappeto.
Sospiri che trapassano le mura, come la subbia trapassa la sòla
Sospiri che trapassano le pareti, come la lesina trapassa la suola
Spaccà jo mmatóne
Essere più grezzo e duro di un mattone
Stà comme la cches’ e Castéglio
Non ha nulla per le mani. Si dice soprattutto di un giocatore di briscola che  ha in mano soltanto carte lisce.
Sta’ a cavajo a no  pórco
Stare in una brutta situazione.
T' a da remoccecà jo uto e jo raccio
Dovrai morderti il gomito; te ne pemtirai ma sarà troppo tardi.
T’ao fatto allonga’ jo cojo
 Hai dovuto aspettare molto; t’hanno fatto tirare il collo.
Te  faccio  reveglià  la vermenara.
Ti faccio morire di  paura. La vermenara è intesa come intestino ed il suo contenuto, per cui l’espressione sta ad indicare: te la faccio fare addosso dalla paura. Ha, comunque, anche un altro significato, forse più appropriato: nei tempi passati, per le condizioni igieniche ed alimentari, soprattutto dei bambini, l’intestino, molto spesso era invaso dai parassiti (vermi) che, se stimolati a causa di uno spavento, potevano procurare forti mal di pancia.
Ai bambini spesso veniva somministrato una medicina vermicida, dal sapore orribile. Perciò il significato letterale è: -ti faccio svegliare i vermi che hai in corpo (dalla paura).

Te fao  rattenta’   i   fianchi

Ti  danno  un sacco di botte. Letteralmente: ti fanno ritoccare i fianchi massaggiandoteli.

Te  squaglio   le   mazza
Ti distruggo. Ti faccio tremare di paura. (Letteralmente: ti faccio sciogliere l’intestino retto, cioè, ti faccio cacare addosso dalla paura.
Te lle si appiccàte
Te le sei finite; le hai appese al chiodo; non ti funzionano più.
Te puzzi appiccia’ vivo
Che  tu possa prender fuoco da vivo!
Te puzzi cacà le mazza.
Che  tu possa defecare anche l’intestino retto. Si dice a qualcuno che scoreggia in presenza di altri od abbia defecato in luoghi inopportuni (in passato capitava frequentemente).
Te scallo le canasse.
Ti do un sacco di schiaffi
Teneva du brave linterne.
Aveva due occhi grandi, sbarrati.
Tengo ‘no cannarózzo che più ci nne metto e più ci  nne va
Ho una gola che più ce ne mando (di vino) e più ce ne va.(commento di Matteo "Leone" quando si faceva …le sue ...lampade.
Tétte ca mme téngo!
Reggiti ché mi reggo! Stare in piedi per miracolo.
Te va l’acqua pe j’órto
Ti va l’acqua per l’orto; le cose ti vanno sempre per il verso giusto.
Toccà a j’avato
Mandare avanti le pecore verso la strettoia dove il pastore le munge.  Il pastore, seduto sullo sgabellino di legno a tre gambe nella sua postazione di mungitura, aspettava al varco la pecora e quando gli passava vicino, la bloccava con un gancio di legno sul collo e quindi la mungeva. Ad operazione terminata, la “sganciava” liberandola verso l’altro recinto, recitando. Questa operazione è descritta in versi, con molta fantasia e dovizia di particolari, dal poeta/pastore Maccarone....:  “..passa la pecorella e la ‘ncavicchia  co l’ancinèllo suo fatto alla macchia,....  mogne e rimogne e al fin riempie la secchia.”
Tróppo bè!
Ti sta proprio bene, così impari!
Tu parla quando piscia la cajìna
Stai zitto, non parlare mai. Parla quando una gallina orina.
Tu si ‘no cazz’ ‘e piro!
Tu sei poco raccomandabile; sei come  quel pero che non dava frutti.
Tu si santo che non fa’ miracoli -
sei uno che non fara’ mai  un favore  a nessuno
Tu si trovato Cristo a mete  e  S.Pietro a reccolle la spiga.
Tu sei stato sempre  molto fortunato
Zumpi zumpitti, calecagnitti, poco pepe, poco sale, Sant Anto’ no mme fa male!
Una strofetta che recitavano i bambini ai primi del ‘900 prima di saltare giù, per giuoco, da piccoli muretti:
Va  ettènno  jo  banno.
Va lanciando il bando; lo va dicendo a tutti come fa il banditore.
Va cerchenno la cas’e jo Sindaco
Va cercando guai.
Va cerchenno Maria pe Roma
Va cercando rogne; va cercando cose impossibili.
Va piano ché ci ncappi pure la mamma! (ironico)
(Ironico) Cammina piano ché  ci puoi sorprendere anche la madre; puoi prendere gli uccellini nel nido con tutta la madre. Si dice per scuotere chi è troppo lento nei movimenti).
Vatte a refréca;  vatte a refréca le rénghe!
E’ andato tutto in malora!.

Vattej’a refréca! (f) Vattell’a refreca!

Vai a capire dove è andato/ a a finire; ormai è perso/a, irraggiungibile.

Vénga tardi e vénga bè!
Poco importa se una cosa arriva tardi, purché abbia esito positivo.
Ve pó ècco!
Vieni un attimo qui!
Véttenn’ allo frisco!
Vieni qui al fresco con noi!
Véttenn’ ècco!
Vienitene qui!
Zitto pe’ carità, no’  mé llo  mentova’!
Zitto per favore non me ne parlare

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